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MUTUI: TASSO FISSO O VARIABILE?

 

 


Su questo tema si assiste in questo periodo a un   ingiustificabile  silenzio dei media, trovo in tutto ciò  la conferma che i mezzi di comunicazione nei temi finanziari  siano usati in modo spesso equivoco e fuorviante. Sembra prevalere sempre l’effetto sensazione e poco quello del servizio alla collettività.

Vi ricordate? Nel corso del 2008 era una continua gara nei telegiornali   a parlare male del tasso variabile.  Infatti,  a causa del crash delle banche americane i  tassi a breve (euribor 3 mesi) schizzarono verso l’alto in maniera cruenta arrivando al 5,39  in ottobre  2008 (quando scrivo sono al 1,53) portando le rate dei mutui ad un’impennata non giustificabile.  Il cittadino subiva un aumento delle rate  prodotto non solo dall’errata manovra estiva della  Banca Centrale Europea ma  in particolare dalla mancanza di fiducia instauratasi tra le banche stesse.  Il cittadino vedeva aumentare di 200/300 euro il mese la sua rata di mutuo perché le banche tra di loro non si fidavano nel prestarsi i soldi.

I catastrofisti dei giornali radio e dei telegiornali  incominciarono un martellamento mediatico per criminalizzare le banche che avevano proposto la scelta del variabile come parametro nei mutui.  Pessima informazione. Invece di picchiare sui margini di guadagno delle banche  menavano sulla scelta fisso o variabile. Oggi su questo tema abbiamo un silenzio tombale.  L’informazione ha indotto, con il suo insistente ritornello,  molti cittadini italiani a trasformare il mutuo da tasso variabile a tasso fisso nel momento più inopportuno.  Chi ha rinegoziato il tasso o  ha stipulato nel corso del 2008, ha  realizzato mutui  a tasso fisso anche oltre il 6%.

E’ utile chiarire che le banche non guadagnano applicando il variabile al posto del fisso, guadagnano in ambedue i casi sullo spread applicato al tasso di riferimento.  Attenzione,  la  scelta  tasso fisso o variabile è troppo spesso una scelta emotiva dettata  dai “si dice”  e sovente  è poco meditata.  la soluzione più ovvia  spesso induce in errore.

 

Che fare? 


E’ meglio il variabile? Sembrerebbe a prima vista, ma  per prevedere quali saranno i tassi futuri bisognerebbe utilizzare la “sfera di cristallo”, tuttavia è possibile simulare quanto ci costerebbe subire un periodo di rialzo dei tassi simile a quello appena vissuto e capire se un’impennata di pari livello potremmo sopportarla, inoltre bisogna ben riflettere sulla propria capacità finanziaria  e sulla fase economica in cui si deve prendere la decisione. Nella situazione attuale per esempio, è molto probabile che la Banca centrale Europea tagli ancora i tassi.  Se questo accadesse la scelta del fisso diventerebbe interessante.  Ultima  cosa: informarsi e  non  crogiolarsi lamentandosi  nell’errore commesso. Se siete saliti sul treno che va nella direzione sbagliata è scorretto aspettare la stazione di destinazione per scendere solo perché avete pagato il biglietto.

 

 

Oggi grazie alla  legge Bersani e alle nuove normative varate dall’attuale governo per il cittadino  indotto a scelte emotive è possibile rivedere a costo zero le condizioni contrattuali. La strada della rinegoziazione e della surroga è sempre possibile, anche più volte  e nella direzione opposta. Inoltre, per i nuovi mutui, il parametro del variabile diventa il tasso bce, oggi al 1,50%, attenti però al margine (spread) applicato dalla banca e alla clausola della soglia minima del tasso. Le banche in modo ingiustificato stanno aumentando gli spread, di conseguenza è importante negoziare o rinegoziare con fermezza mettendo in concorrenza gli istituti di credito. Informatevi   con persone esperte ed in particolare  libere da vincoli interessati.  Valgono sempre le cautele che si usano anche per la propria salute, non chiedete a un amico la cura,  consultate  un medico specialista.

 

 

 

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